Nato nel 2006, il Coordinamento delle Librerie per Ragazzi ha l'intento di unire le capacità e le professionalità dei librai specializzati in editoria per ragazzi. Librai, ragazzi e libri, parafrasando Hazard, perchè questi tre ingredienti sono il nostro vivere quotidiano.
Il coordinamento fa un passo doppio, quello di ripensare le sue
pagine qui, la sua cadenza, il suo modo di raccontare, e quello di
unirsi a una pagina facebook.Non troverete più la selezione intera, ma troverete nel corso del mese dei post con
molto di più, a raccontarvi i libri che potete trovare nelle nostre librerie, e le cose che in ogni libreria organizziamo. Un
raccontare nuovo, che proveremo a fare con le mani piene della polvera
degli scatoloni, come diceva Roberto Denti, e gli occhi pieni di storie,
nuove, perché ne escono di meravigliose e abbiamo la fortuna di essere i
primi a vederle, vecchie perchè come diceva Roberto, la storia è
vecchia, ma il bambino è nuovo.
Benvenuti in questi passi allora, seguiteci nel bosco.
E
in omaggio a Gianna e Roberto, per inaugurare questo tentativo di nuovo
cammino, quello che è sempre stato il libro di Roberto, raccontato da quel magico pifferaio di Hamelin che è Gek Tessaro, uscito per Lapis Edizioni, curiosi? andate a vederne
il video su raiscuola:
Rosmarino
è una fata a tutti gli effetti: ha una bacchetta magica, un vestito
pulito e ben cucito e uno splendido cappello a punta. Rosmarino però
si annoia, vorrebbe andare sui pattini a rotelle o a fare un giro in
barca ma è vietato dal regolamento delle fate! Allora che fare?
Molto meglio essere una strega!
La
madre pensa che questo sia un capriccio e la sfida ad andarsene, ad
abbandonare il castello e tutti i suoi comfort per vivere dove
dimorano le streghe: un luogo sporco, cupo e impervio. Rosmarino
parte con il suo cappello (non più a punta) e scopre che il bosco,
perché questo è il luogo “tremendo”, è in realtà
un’esplosione di colore, caotico vibrante di vita, di corse, di
ginocchia sbucciate e di risate sguaiate.
La
madre di Rosmarino, spinta dalla curiosità e dal desiderio di
rivederla, parte e trova una Rosmarino felice, a cui dà la sua
benedizione, come in ogni fiaba che si rispetti. Ma Rosmarino
sottolinea la sua identità affermando in modo perentorio:
“Io
non sono una strega, io sono Rosmarino, e se voglio divento una
strega, e se non voglio posso anche tornare fata: e allora con la mia
scopa vengo al castello a trovare te e le zie…”
Rosmarino
è un inno alla libertà, al desiderio di essere se stessi, anche se
questo implica dover fare scelte radicali. Rosmarino si ribella
perché per crescere e per trovare la sua identità ha bisogno di
rompere gli schemi, di fare il contrario di quello che le dice la
madre per poi, una volta affrontato il viaggio, magari tornare al
punto di partenza ma in modo nuovo, con indosso i propri panni, che
siano da strega o da fata poco importa, l’importante è che siano
di Rosmarino, come dimostra il cappello con il pon-pon che porta con
tanto orgoglio.
Carll
Cneut rimette mano alla storia di Brigitte Minne, pubblicata per la
prima volta in Belgio vent’anni fa, ammorbidendo i tratti ed
inserendo l’elemento naturale, divenuto un suo tratto
caratteristico, in un tripudio di rigoglio e bellezza. Il rimando
visivo con le tonalità calde alla copertina di un altro albo, La
Voliera d’oro, ricongiunge anche idealmente le due bambine
protagoniste nel loro essere fuori dagli schemi.
Giugno, ma anche maggio, e forse profumo d'aprile.
Insomma un sacco di libri belli, tenuti per voi in serbo in attesa dell'estate.
Qui trovate gli ultimi tre Librai, ragazzi e libri, frutto del nostro lavoro di questi mesi.
Guardateli, assaggiateli, leggeteli e sognateli un po'.
E quando scendete dai sogni veniteci a trovare, se siete in vacanza, o di passaggio, spulciate fra la lista delle librerie e sappiate che vi aspettiamo, e se volete andare a trovare un Premio Denti Vitali, dato da AIE e da Andersen alla miglior Libreria, nuovo nuovo, beh, la libreria Baobab ha anche cambiato sede quindi si è fatta nuova nuovissima e premiata per voi.
Ora la trovate in via Roma 25, sempre a Porcia, un salto da Pordenone.
E arriva marzo, quasi inaspettato fra gli scaffali, e già quasi annuncia aprile e Bologna, Fiera del Libro, sorprese fra gli scaffali.
Marzo col profumo di una corsa fra i boschi, marzo coi crochi che spuntano, marzo e spuntano libri, che hanno occhi di lupi e paesaggi straordinari, che hanno storie intense o piccoli giochi di carta e occhi buffi. Libri, come i fiori appena nati, di ogni colore, come boschi e sfumature del mare regalano a primavera.
Oggi ero in un luogo chiuso, parlavo con molte persone di libri di assenza, avevo con me fra gli altri il nostro libro del mese, con la sua voglia di boschi, la sua maglia arancione vivo, e la sua voglia di capriole. All'improvviso ero su un prato, nel sogno di un'altra, che aveva il vestito blu e faceva capriole ridenti. All'improvviso ero dentro quel bosco con quegli occhiali e quegli occhi bambini. Succede quando racconti un libro, un pezzetto sei cose solo tue, o di chi ti è vicino, un pezzetto sei quelle che racconti, in un giorno qualunque, un giorno di niente.
Se poi scoprite qual'è il pezzetto vostro ditecelo, o no, tenetelo segreto, che i segreti belli fanno brillare gli occhi.
Qui invece potete trovare un bel racconto di come è nato: http://www.topipittori.it/it/topipittori/un-grande-giorno-di-niente
Un nuovo anno, che inizi con una fiaba. Nella fiaba, diceva lui, c'è tutto. No, non abbastanza Donne, aggiungeva lei, fedele alla Carter e a sè stessa.
Ogni volta.
Passa il tempo delle stagioni, è passata la neve, sono rifiorite le gioie passate, ed è tornato un nuovo inverno, lo diceva una canzone. Un tempo lento come questo come potrebbe non essere il tempo di una fiaba?
Lui, lei, noi possiamo dargli un nome, ma potrebbe qualsiasi lettore, dinanzi al proprio camino delle storie, nomi diversi, nomi che andranno per il mondo come solo le fiabe e le storie di famiglia fanno.
Allora, in questa notte di neve, eccovi una fiaba bretone, dove si parla di Atlantide, dove è Donna chi poi sarà destinata a tramandarne memoria, dove anche le cifre finali colpiscono, piccola caccia al tesoro per alcuni che vuole essere una carezza, storia bella per tutti.
Letto? Bene.
Ora immaginate una donna che avete conosciuto, immaginatela su quella spiaggia bretone, una o più d'una. Immaginate il sorriso. Non dovrebbe essere difficile davvero.
ps. Si, queste foto hanno gli occhi di una di loro, di lei.
La scomparsa di Atlantide
Leggenda bretone
Moltissimo tempo fa, in un piccolo paese della
Bretagna, la giovane Arnaude conduceva un'esistenza felice in compagnia
dei suoi genitori.
In una notte di tempesta, una nave che passava di lì fu travolta
dalle onde del mare e andò a conficcarsi sulle rocce della costa
proprio nel punto in cui sorgeva l'abitazione della fanciulla. I suoi
genitori videro con preoccupazione arrivare nella loro casa uomini di
cui non conoscevano neanche la lingua, ma si tranquillizzarono non
appena arrivò il capo dei naufraghi, il sultano d'Atlantide, che chiese
loro ospitalità.
Il giorno dopo la notizia si diffuse nel villaggio e tutti
accorsero in aiuto del sultano e del suo equipaggio. Sulla spiaggia e
nella brughiera regnò per diversi giorni una grande agitazione. Si
sentivano ovunque i colpi dei martelli e delle asce, l'eco dei passi
degli uomini impegnati a riparare la nave danneggiata.
Arnaude offriva ai lavoratori latte fresco, sidro, miele e
frutta, che ella stessa raccoglieva dagli alberi. Con mano esperta
applicava sulle ferite dei naufraghi unguenti balsamici che ne
favorivano la guarigione.
Il sultano, affascinato dalla sua dolcezza e dalla bellezza dei
suoi profondi occhi azzurri, trascorreva molte ore in compagnia di
Arnaude. La giovane lo accompagnava nei luoghi più belli della sua
terra. Insieme visitavano i punti più nascosti della foresta, si
dissetavano alle più fresche sorgenti. Arnaude insegnò al sultano il
linguaggio degli uccelli che popolano ancora oggi le coste della
Bretagna, gli raccontò le leggende di quei luoghi.
Il sovrano si innamorò perdutamente di lei e volle sposarla.
Nella radura dei dolmen un vecchio druido benedisse la loro unione,
accompagnata da una grande festa che durò sette lunghi giorni. Durante
il ricevimento, la felicità dei giovani fu però offuscata quando il
mago del villaggio lesse nelle stelle dei cattivi auspici. Ma Arnaude e
il suo sposo erano troppo innamorati e dimenticarono ben presto
l'oscura profezia.
Non appena la nave fu riparata, i due giovani sposi partirono
felici per la terra di Atlantide. Il viaggio fu lungo ma i venti del
mare benevoli gonfiavano le vele permettendo una navigazione regolare.
Finalmente un mattino, dall'alto del pennone, Arnaude vide la sua
nuova patria: una città tutta bianca che spiccava sull'intenso azzurro
del mare e sulla quale dominava la meravigliosa reggia del sultano. I
due giovani attraversarono le strade fra le acclamazioni della folla
che salutava festosamente il rientro del sovrano.
Iniziò per Arnaude una nuova vita. Il suo sposo faceva di tutto
per renderla felice; la giovane viveva come in una favola, passando di
meraviglia in meraviglia.
Ma l'incanto stava per finire. Era una notte calma, le stelle
brillavano lucenti nel cielo; i due sposi passeggiavano lungo la
spiaggia, quando una voce ruppe il silenzio ricordando al sultano
d'aver violato la legge divina. Egli avrebbe dovuto sposare una dea di
Atlantide ma, venendo meno a quel patto, aveva attirato su di sé e sul
suo popolo la maledizione degli dei.
Il giovane sultano pregò e supplicò la voce invisibile di
risparmiare il suo popolo e la sua sposa: egli era il colpevole e
perciò egli solo era meritevole di castigo.
Ma gli dei non s'impietosirono. In quello stesso momento, sotto
gli occhi spaventati di Arnaude, il suolo si aprì e Atlantide,
inghiottita dalle viscere della terra, fu trascinata verso le più
grandi profondità insieme al suo sovrano e a tutti gli abitanti che
vennero trasformati in conchiglie.
La giovane donna, trasportata da un vento impetuoso, si ritrovò
di lì a poco sulla spiaggia del suo villaggio. Gli dei le avevano
concesso di sopravvivere affinché la leggenda di Atlantide non andasse
perduta.
La fanciulla ne scrisse la storia e la rinchiuse in uno scrigno
insieme a una cartina di Atlantide, permettendo così alle successive
generazioni di venirne a conoscenza.
Si racconta che ogni settanta-settantacinque anni il favoloso continente
riemerga dalle acque e sia visibile per la durata di un'intera notte.
Sono gli ultimi minuti del giorno di Natale, e in realtà queste righe sono state iniziate negli ultimi minuti della vigilia. Giorni accumulati di consigli, di ascolto, di racconti. Giorni in cui dalla libreria velocemente escono tutti i libri in cui e a cui, come fossero amici, in questo Natale hai deciso di credere, la tua forma personale di proselitismo, quel diffondere piccole bellezze perchè vadano a scaldare altre storie, fatte di vite vere, mescolata all'ascolto .
Sì, hai meno via vai del centro commerciale e sì a volte hai l'impressione più che durante l'anno che vada messo il cartello di Lucy con i tuoi Charlie Brown, The doctor is in, e sì, il tempo è risicato e devi arrivare alla storia giusta, una storia che senti, tanto da passarla come se scivolasse dentro a chi la racconti. La risposta va da un "e poi?" a un "non mi dica altro".
Poi ci sono storie che rimangono nel tuo personale cassetto, non consigli tanto, centellini, ami una storia al punto da farla divenire qualcosa di intimo. E quasi ti senti un po' in colpa a averla risparmiata così, ed ecco allora, questo è il mio regalo di Natale. Lo è scriverne, per una antica promessa, ed è il libro che io stessa per pudore non ho regalato.
Il dono dei magi per me è il libro di Natale, di questo e di quelli passati, oltre la religione, oltre le simbologie pagane, i babbi natale, oltre ad ogni costruzione di credo comune: solo lei, lui, e quel significato unico del condividere, del con-vivere, del sentirsi parte l'uno della vita dell'altro, del capirsi.
Consigliare questo racconto di William Sidney Porter, in arte O. Henry, significa per forza raccontare un amore potente, che rinuncia all'essere prezioso di uno, al preservarsi, e lo fa per l'altro. Per questa forza non è sempre possibile fermarsi a consigliarlo in libreria, ci vuole il momento giusto. Ma quando lo racconti va a segno.
Per ognuno di noi un libro ha un sapore simile e differente al contempo, basta guardare come un illustratore diverso lo affronta. Prendete questo, illustratori e illustratrici con tecniche, vissuti, colori, hanno creato modi di intendere la storia che sono straordinari per varietà e assonanze, da Lisbeth Zwerger a Ofra Omit, dai film in bianco e nero a Sonja Danowki, dal teatro al fumetto. Il dieci gennaio, data bella, del 1905 veniva pubblicato questo racconto di Henry. Nella mia infanzia ebbi la fortuna di una voce di donna che mi leggeva tutta questa bellezza come uno dei significati giusti, puliti, sinceri del Natale, e dell'amare in generale.
Ho visto due maestri amatissimi essere capaci nelle disgrazie e nelle bellezze della vita scambiarsi pettini per capelli cortissimi e catene di parole, camminando fra archi immaginari di pale e picconi.
Ho guardato l'oggi pensando alla fortuna di chi ama, di chi rischia, di chi dona, di chi condivide.
Condividere quando si fa entrare in uno spazio intimo, in un abbraccio, nel segreto delle paure; donare quando si dona quell'attenzione che Henry mette nell'agire dei suoi amanti, ricordare la cosa più importante, come anche le piccole, le cure segrete di chi ti conosce. Rischiare, persino nel dono, e magari trovarsi in mano qualcosa che all'apparenza non ha più il suo valore, eppure non raccoglie capelli ma affetto, non assicura alla catenella un orologio ma un tempo sublime dell'amare, un tempo di cura e di un lasciare che l'altro si prenda cura. Non sappiamo se Della e Jack rimarranno insieme ma per quel Natale Henry racconta un gioco di occhi, di riconoscersi, di sapersi che resta dentro. Dentro resta quel Sapersi, leggero e vivo e giocoso come un fruscio di scoiattoli, resta un fiorire di bosco, resta una voce, ingredienti di una intimità differente per ognuno.
Se avrete tempo ora che il caos del Natale è passato cercate questo libro, chiedetevi quali sono le intimità dei molti tipi di amore che vi regala, usatelo per nominare la bellezza che avete conosciuto o che incontrerete. Smarritevi se necessario, chiudete il libro e rimanete persi, cercare di nuovo la strada, forse si presenterà come un pettine o una catenella a cui credevate di non avere nulla da attaccare, prendete quel nulla e guardatelo con altri occhi, c'è sempre tantissimo dentro.
v.s.
p.s. Sempre per antica promessa mi si chiese che ci fosse sempre una musica filologicamente adatta, questo incanto è del 1905 l'anno di questo racconto, Silent Night si è sentita fin troppe volte, ma datevi una possibilità, questa limpidezza immaga. Poi sì, direbbe lei, aggiungetevi un blues che gli fosse quasi contemporaneo ;)