
Lascio le parole di un altro collega a raccontare la meraviglia di questo nuovo libro, mi cullo al pensiero di quanto si sarebbero divertiti, Gianna che adorava i cercatrova, Roberto a guardarla arrabbiarsi, entrambi a seguire una storia che ha fatto del particolare la sua forza.
Vi lascio a Bosch, la forza di un immaginario, il nostro libro del mese.

Ancora una volta un libro splendido, capace di arricchire l’immaginario dei bambini attraverso una storia forte, attraverso i temi dell’amicizia, della paura, a tratti della violenza ma sempre nel segno dell’avventura, rischia, però, di avere negli adulti il maggior ostacolo per raggiungere i destinatari
finali: alla prova sul campo, proprio l’uso di un linguaggio così ricco, con immagini che indulgono sulla mostruosità dei personaggi, spaventano molto di più i genitori che i bambini; possiamo affermarlo con sicurezza, perché a distanza di più di un mese dall’uscita, le copie che sono arrivate in mano ai giovani lettori hanno saputo conquistarne la partecipazione e la meraviglia.
Conviene pertanto partire dall’inizio: avevamo conosciuto Thé Tjong-Khing attraverso due albi senza parole, pure pubblicati da Beisler, ovvero Tortintavola e Tortinfuga; chi abbia avuto modo di avvicinare la tecnica narrativa di questo artista e autore, sa che la trama procede per piani narrativi paralleli, e che ogni elemento della pagina va osservato, perché tornerà utile in qualche momento della storia. Con Bosch però Tjong-Khing ha portato ancora più avanti il suo stile, legandolo al grande pittore Hieronymus Bosch, che operò tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento: un connubio tra una tecnica narrativa e un immaginario potentissimo, che l’autore ha saputo maneggiare e rielaborare con grandissima maestria.

Vorremmo invitare tutti coloro che si accosteranno al libro a giocare con i vari piani narrativi che fanno procedere la vicenda, organizzati in modo sincronico sulla stessa pagina e in modo diacronico tra una pagina e l’altra: forse un problema per gli amanti della lettura lineare, frutto di un approccio testo-centrico all’oggetto libro, laddove invece procedere continuamente avanti e indietro tra le pagine, per recuperare dettagli, particolari e indizi, rappresenta un esercizio di lettura all’insegna della scoperta e dell’osservazione.
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